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Andiamo al cinema...

I dieci migliori film dell'ultimo decennio...

Bastardi senza gloria (2009). Ho ancora negli occhi il rosso carminio dell’abito di gala dell’ebrea vendicatrice Soshanna Dreyfus (Mélanie Laurent) e il crepitio del cinema in fiamme che manda alla malora tutto il nazismo!

Nella Francia occupata dai nazisti, Shosanna Dreyfus (Mélanie Laurent) assiste all’uccisione di tutta la sua famiglia per mano del colonnello nazista Hans Landa (Christoph Waltz). Shosanna risce a sfuggire miracolosamente alla morte e si rifugia a Parigi, dove assume una nuova identità e diviene proprietaria di una sala cinematografica. Altrove in Europa, il tenente Aldo Raine (Brad Pitt) mette assieme una squadra speciale di soldati ebrei : noti come “The Basterds”, i soldati vengono incaricati dai loro superiori di agire come cani sciolti sul territorio uccidendo ogni soldato tedesco che incontrano e prendendogli lo scalpo. La squadra di Raine di troverà a collaborare con l’attrice tedesca Bridget Von Hammersmark (Diane Kruger), una spia degli Alleati, in una missione che mira ad eliminare i leader del Terzo Reich. La loro missione li porterà nei pressi del cinema parigino dove Shosanna sta tramando un piano di vendetta privata… Inglorious Bastards, progetto covato da anni da Quentin Tarantino, è ispirato da uno dei cult-movie per eccellenza del regista americano, Quel maledetto treno blindato di Enzo G. Castellari. - Durata: 160 min.
Anno: 2009


The Hours (2002). Ho amato tutto dell’opera di Stephen Daldry (lo stesso regista di The Reader) ed è l’unico film che sono andata a rivedere due volte al cinema nell’arco di pochi giorni. The Hours traccia il misterioso ritratto di come tre donne di tre periodi diversi vengono unite da un capolavoro di letteratura. Virginia Woolf (Nicole Kidman), vicino a Londra, nei primi anni venti, vuole cominciare a scrivere La signora Dalloway, lottando allo stesso tempo contro la malattia, la depressione, il male di vivere, che la sta logorando. Laura Brown (Julianne Moore), una giovane moglie e madre nella Los Angeles post seconda guerra mondiale, sta iniziando a leggere La signora Dalloway ed è talmente toccata dal romanzo da iniziare a mettere in discussione la vita che finora ha scelto. Clarissa Vaughan (Meryl Streep) che vive nella contemporanea New York, vede sé stessa come una moderna signora Dalloway mentre organizza l'ultima festa in onore del suo amico ed ex amante Richard, che si sta spegnendo a causa dell'AIDS. Le storie di queste tre donne, vissute in periodi diversi, si intrecciano misticamente fra loro, per confluire, alla fine, nella meravigliosa condivisione di un attimo di trascendente identificazione. – Anno 2002.

Crash - Contatto fisico (2004). Un’esplosione che ti giunge dritta allo stomaco. Ti tiene incollata alla sedia e rovista nel bene e nel male dei personaggi. E tuoi.

Visto che Robert Altman si è preso una vacanza dopo gli ultimi, deludenti film realizzati, a raccogliere il testimone del genere "pellicola corale impregnata di pessimismo diffuso", ci pensa lo sceneggiatore dello splendido Million dollar baby, Paul Haggis, qui anche nelle vesti di regista, che ci racconta, in una pellicola appassionante e vibrante, le vite di numerosi personaggi in cerca d'autore, alle prese con i problemi di tutti i giorni, dovuti all'ignoranza, al razzismo, alla ostentata misantropia che uno dei protagonisti ritiene causa principale del dissesto di una Los Angeles cupa e oscura, spettro di un paese, l'America, il cui sogno pare essere svanito nel nulla. Eccezionale il cast: è davvero difficile decidere quale dei numerosi attori di talento emerga rispetto agli altri. Triste, pessimista, a volte persino senza speranza, Crash mostra in maniera evidente il grande paradosso del mondo contemporaneo: abbiamo tantissimi strumenti per comunicare, ma non ne utilizziamo nessuno e, soli, sprofondiamo nell'abisso. Un film a volte brutale, ma allo stesso tempo pudico ed etico, da vedere, pensare e ripensare.


Il nastro bianco (2009). Con incedere lento. Strisciante. Nel candore del bianco e nero e di un nastro purificatore al braccio di bambini che sembrano innocenti.

Un villaggio protestante della Germania del Nord. 1913/1914. Alla vigilia della prima guerra mondiale. La storia dei bambini e degli adolescenti di un coro diretto dal maestro del villaggio, le loro famiglie: il barone, l’intendente, il pastore, il medico, la levatrice, i contadini. Si verificano strani avvenimenti che prendono un poco alla volta l’aspetto di un rituale punitivo. Cosa si nasconde dietro tutto ciò?

Water (2005). Nel tripudio di colori indiani, Deepa Mehta denuncia la triste condizione delle vedove nel periodo del Raj Britannico.

India, 1938. Chuya, una ragazzina di appena otto anni, viene allontanata dalla sua famiglia e trasferita in una casa ritrovo per vedove indù, per espiare la colpa d’un marito perso e mai conosciuto, attraverso l’eterna penitenza imposta dai testi sacri. Tra veglie e preghiere, la ragazzina porterà una ventata di freschezza - e di scompiglio - che contagerà l’affascinante Kalyani, giovane vedova innamorata di Narayan, un fervente idealista sostenitore di Gandhi. Il film di Deepa Mehta va a concludere una personale trilogia sugli elementi acqua, fuoco e terra. Il tema trattato - la condizione della donna e in particolare delle vedove - apre nuovi spiragli su una condizione di disagio che ancora oggi, a distanza di cinquant’anni dalle conquiste del "profeta" Gandhi, contagia centinaia di migliaia di donne costrette alla ferrea osservanza delle pratiche religiose. Se l'argomento è encomiabile nel suo tentativo di scardinare i dogmi della tradizione per far posto ai mutamenti sociali e culturali, il film in sé resta paradossalmente impigliato proprio in questo tentativo. Il labile confine che separa il tono documentaristico dalla finzione filmica si perde in scene didascaliche e incomplete, in recitazioni affettate e poco credibili, nella lezioncina da cinema (b)hollywoodiano - con tanto di lacrima finale - buttata giù a memoria e tutt’altro che impeccabile. Un film che apre uno spiraglio di speranza e di conoscenza in più su pratiche sconosciute al grande pubblico, ma che scontenta il botteghino - e gli spettatori - per l’eccessiva austerità.

Il favoloso mondo di Amélie (2001). Mai fiaba cinematografica è stata più dolce, innovativa, divertente!

Parigi (Francia). La giovane Amélie (Audrey Tautou) lavora come cameriera in un caffè di Montmartre, il cafè des Deux Moulins (Café des Deux Moulins) e vede la propria vita trascorrere serena, tra una visita all’anziano padre e alcuni piacevoli passatempi. Un giorno però la ragazza decide di dare una “svolta” alla sua vita e comincia ad occuparsi delle persone che ritiene bisognose di un suo aiuto: dalla collega che non crede più nell’amore ad un garzone tiranneggiato da un crudele fruttivendolo. Fino ad incontrare Nino (Mathieu Kassovitz), un impiegato di un sexy-shop con l’ossessione per le foto formato tessera, del quale Amélie si innamora…


L’ospite inatteso (2007). Piccolo film americano che conservo nel cuore come un capolavoro di toni, dialoghi, interpretazioni. Firmato...Nel film L’ospite inatteso Walter Vale, professore universitario di Economia, vedovo da cinque anni, vive una vita monotona in una cittadina del Connecticut. Quando Walter di malavoglia accetta di sostituire un collega a una conferenza a New York City, scopre con sorpresa che il suo appartamento, da tempo disabitato, è stato affittato con un imbroglio a una giovane coppia, il siriano Tarek e l’africana Zainab. Dopo un primo momento di sconcerto Walter decide di farli restare finché non si siano trovati un altro posto. Anche attraverso una comune passione per la musica, in breve, tra Walter e Tarek prende forma un’amicizia che la più guardinga Zainab disapprova. Quando però un contatto accidentale con la polizia fa finire Tarek, immigrato irregolare, in un centro di detenzione dell’I.C.E. (Immigration and Customs Enforcement), Walter risulta essere l’unica persona che gli può far visita. L’impegno di Walter nei confronti del suo giovane amico si rafforza ancor di più con la comparsa di Mouna, la madre di Tarek venuta in cerca del figlio. Mentre i quattro affrontano le desolanti realtà del sistema di immigrazione americano e i problemi della loro vita, affiora la loro umanità attraverso situazioni ora goffe e comiche, ora tenere e drammatiche. 
 

Million Dollar Baby (2004). Qualche sera fa lo ridavano in tv. E io ho prontamente cambiato canale. È così capace di sconvolgermi, ogni volta, che… Frankie Dunn (Clint Eastwood) ha passato tutta la vita sul ring, prima come pugile e poi come allenatore e manager. Per colpa del carattere chiuso e scorbutico, indurito da una vita difficile, ha come unico amico Scrap (Morgan Freeman), anche lui ex pugile, con il quale gestisce una modesta palestra di boxe a Los Angeles. Coltiva una strana passione per la lingua gaelica e un difficile rapporto con la religione. Si reca a Messa tutti i giorni da anni e continua ad assillare il reverendo Horvak (Brian F. O'Byrne) coi suoi dubbi sulla fede. Ha una figlia che non vede da tempo e le scrive puntualmente ma tutte le lettere vengono rispedite al mittente senza essere nemmeno aperte e Frankie le conserva minuziosamente. La situazione cambia radicalmente quando il suo allievo migliore, Little Willie (Mike Colter), passa sotto il controllo di un altro manager ben più interessato agli affari che alla tecnica boxistica. Willie ottiene subito l'incontro per il titolo mondiale (troppo a lungo rifiutato da Frankie per paura di perderlo) e lo vince - per sua stessa ammissione - grazie agli insegnamenti del vecchio allenatore. Nello stesso periodo si presenta in palestra Maggie Fitzgerald (Hilary Swank), una ragazza molto determinata a combattere, che paga in anticipo sei mesi di iscrizione e chiede a Frankie di essere allenata. Dapprima Frankie tenta di scoraggiarla rifiutandosi di allenarla proprio in quanto ragazza. Tuttavia, colpito dalla sua grinta, decide di aiutarla e la prende sotto la sua protezione. Segue un periodo di allenamenti in seguito al quale cominciano gli incontri: da quattro round anziché da sei perché a detta di Frankie il fisico della ragazza non è in grado di reggere uno sforzo così prolungato. Tuttavia Maggie rende impossibile verificarlo: grazie al suo talento batte per KO tutte le avversarie al primo round. Proprio per questo, dopo diversi match diventa difficile trovare manager disposti a rischiare la propria pugile contro la Fitzgerald. Frankie dovrà iniziare a corromperli per permettere alla sua ragazza di combattere. Le si affeziona sempre più e le affibbia un soprannome gaelico, Mo Cùishle, regalandole una vestaglia in pura seta con il soprannome cucito a grandi lettere, di cui però non rivela il significato. Il pubblico comincia a conoscerla e incitarla proprio come Mo Cùishle. L'ennesimo incontro vinto al primo round suggerisce a Frankie che è tempo di farla passare alla categoria superiore dei pesi Welter. Svariati incontri in tutta Europa conducono Maggie alla celebrità. Ora può sfidare la campionessa del mondo, Billie "orso blu" (Lucia Rijker), ex prostituta tedesca ed avanzo di galera, nonché pugile nota per le sue scorrettezze. I manager si incontrano e stipulano un contratto da due milioni di dollari da dividere in parti uguali. Prima del match a Las Vegas, Frankie promette di rivelare il significato di Mo Chúisle in caso di vittoria. L'incontro è prima a favore di Billie, poi Maggie prende le misure e sembra avere la meglio. Viene suonata la fine del terzo round e Maggie si sta dirigendo verso il suo angolo, quando l'avversaria le sferra un pugno: Maggie viene colta di sorpresa. Cade a terra, ma urta con il collo lo sgabello già pronto per la pausa. Viene portata in ospedale e le viene diagnosticata una paralisi totale permanente. Costretta a letto e legata al respiratore, deve rinunciare per sempre al successo oltre che a una vita normale. La sua famiglia, da sempre assente, non si prende cura di lei e Frankie è l'unica persona assieme a Scrap a farle compagnia e a darle aiuto. La permanenza a letto le provoca piaghe da decubito e più avanti i medici saranno costretti ad amputarle la gamba sinistra per una grave infezione. Infelice della sua condizione, chiede a Frankie di aiutarla a morire, ma questi rifiuta di praticarle l'eutanasia. La ragazza non si perde d'animo e nottetempo tenta di suicidarsi per dissanguamento lacerandosi la lingua a morsi. Dopo qualche giorno Frankie cede. Si introduce in ospedale di notte, entra nella sua camera e le rivela il significato della parola Mo Cùishle, ovvero «"mio sangue", o "mio tesoro"». Il gesto estremo viene compiuto prima spegnendo il respiratore e poi somministrando una elevata quantità di adrenalina. Frankie esce indisturbato dall'ospedale e non farà più ritorno alla palestra, abbandonando per sempre la boxe. Nessuno l'avrebbe più rivisto.

Shrek (2001). Come dimenticare l’orco buono verde e il capovolgimento di tutte le più consuete regole delle favole? Dopo Shrek in realtà… La quiete di un orco di nome Shrek viene sconvolta dall'invasione della sua palude di numerosi personaggi delle fiabe sfrattati dal perfido Lord Farquaad. In cambio della sua palude, Shrek promette a Lord Farquaad di salvare la sua promessa sposa, la principessa Fiona, prigioniera in un castello, tana di un terribile drago. A dargli manforte nella missione è Ciuchino, un asino parlante, loquace tanto da farsi odiare da tutti, ma anche capace di far innamorare di sé la draghessa carceriera. I due riescono finalmente a salvare la ragazza e a condurla da Farquaad, ma l'amore fa breccia nel cuore del'orco e anche la principessa s'innamora di lui. Quest'ultima si rivela essere anch'essa un orco e deciderà di vivere con Shrek nella sua palude.

Le fate ignoranti (2001). Non poteva mancare un tocco di italianità. E più del tanto osannatoAntonia (Margherita Buy), un medico specializzato nella cura dell'AIDS, e suo marito Massimo sono una coppia di ultratrentenni, socialmente affermati, che sembrano vivere un legame intenso e perfetto seppur abbastanza routinario, disturbato solo dal difficile rapporto che la donna vive con la propria madre (Erika Blanc). La tranquilla quotidianità di Antonia viene irreparabilmente sconvolta quando Massimo muore improvvisamente, travolto da un'auto. Il distacco violento dal marito getta la donna in un cupa disperazione, in un lutto profondo che le impedisce di reagire e rende ancora più difficili i rapporti con la genitrice, anch'ella vedova da lungo tempo. Tra gli oggetti personali che, in una pausa della depressione, ritira presso l´ufficio dove Massimo lavorava, Antonia scopre un quadro con dedica che la pone sulle tracce di un'amante misteriosa della quale, naturalmente, la giovane donna ignorava l'esistenza. Le ricerche che Antonia conduce la porteranno a scoprire una realtà assai lontana da ogni immaginazione, una realtà parallela che Massimo viveva da tempo in perfetta clandestinità e che lo vedeva legato a un uomo, Michele (Stefano Accorsi), un giovane operaio impiegato presso il mercato ortofrutticolo generale, e alla variopinta comunità di omosessuali cui Michele appartiene: una vera e propria famiglia allargata che abita una mansarda accogliente in un edificio popolare al centro di uno dei quartieri più caratteristici della Roma contemporanea: il Testaccio. Attraverso il contatto e l'impatto con la realtà scomoda rappresentata dal gruppo di omosessuali, mitigati però dalla condivisione del ricordo di Massimo, Antonia subisce un processo di maturazione personale e di affrancamento dagli schemi borghesi che rappresentavano certamente la sua gabbia dorata. La donna si ritroverà in certi momenti a condividere a tal punto con Michele l'immagine del marito scomparso che sarà tentata di trasfigurare nel giovane omosessuale il sentimento che le è stato negato con la morte del congiunto. Sarà soltanto il viaggio lungo e liberatorio di Antonia l'esperienza che ristabilirà equilibrio tra i due e che confermerà la donna in una visione rinnovata e più aperta della propria esistenza.

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